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Abstract

ono chiesto allora che impatto ha tutto questo nella UX, nel modo in cui progettiamo le nostre applicazioni, interfacce, interazioni.</p><p id="0faa">Ho aspettato fino ad ora a pubblicare questo post per raccogliere dati, avere più confronti possibili con situazioni reali, il polso di situazioni e informazioni di prima mano.</p><h2 id="08e4">Risultato?</h2><p id="2277"><b>Rassicuranti</b>. Dobbiamo essere rassicuranti, molto più di prima.</p><p id="4439">Uno degli aspetti più evidenti di questo nuovo scenario è che molte persone si sono trovate giocoforza obbligate ad usare esclusivamente strumenti online, siano webinar, conference call, streaming, strumenti di condivisione file, semplici chat.</p><p id="2964">A tutti i livelli ho riscontrato la fatidica domanda: funziona ( livello tecnico)? Funzionerà (risvolto di adozione/economico)?</p><p id="4ef2"><b>C’è paura</b>, tensione: molti utenti prima restii all’utilizzo di strumenti informatici e nuovi metodi, vuoi per età, vuoi perchè legati a “ho sempre fatto così”, si trovano forzati, catapultati in nuove tecnologie e metodologie.</p><p id="c234">La maggior parte delle necessità e domande sono per difficoltà base:</p><ul><li>come attivo l’audio?</li><li>non vedo niente</li><li>come accedo/dove mi collego</li><li>dove sono i documenti</li></ul><p id="923f">Sembrano domande banal

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i ma rispecchiano la realtà e quando a “fallire” o preoccupare sono aspetti semplici, la paura aumenta esponenzialmente: “se già adesso ho problemi, figurarsi dopo!”</p><h2 id="2247">Cosa possiamo fare?</h2><p id="7f16">Essere rassicuratni: un paragrafo di spiegazione in più, un tooltip di aiuto, un feedback in più su un’azioneda intraprendere.</p><p id="9360">Scegliamo bene le parole, aggiungiamo se possibile azioni di “undo”.</p><h2 id="b5df">Gestione dell’errore</h2><p id="fb8b">Cosa succede se un video non parte? Se un link non funziona?</p><p id="8143">Questi sono scenari base, proviamo a fare un passo in più: un utente che partecipa ad una riunione online, dopo 15 minuti non ha attivato microfono e video: è strano.</p><p id="0e18">Volontà o problema? proviamo a chiederglielo!</p><p id="bcf3">Magari un tooltip non invasivo “Hai bisogno di aiuto? Sembra che non abbia ancora attivato la videocamera: a questa pagina trovi le domande più frequenti e le risposte die nostri esperti.”</p><p id="1c77">Non sono pratiche nuove, non dobbiamo inventare nulla, ma potenziare alcuni aspetti e fare davvero la differenza per chi ora non è più in un ufficio con qualcuno a cui chiedere aiuto.</p><p id="1ea2">Soli, davanti a uno schermo. E adesso?</p><p id="dc83">Adesso tranquillo.</p><p id="9048"><b>Andrà tutto bene.</b></p></article></body>

Photo by Glen Carrie on Unsplash

Il Covid-19 ha cambiato la UX?

Questa pandemia ha cambiato profondamente il modo di vivere e di lavorare. E’ un dato di fatto.

Ha avuto, ha e avrà ancora molti risvolti nell’economia, nella cultura, nella società, nella comunicazione, nel modo in cui approcciamo il lavoro.

Può allora aver cambiato il modo in cui progettiamo la nostra UX?

Credo proprio di sì.

Non perchè di colpo siano state introdotte nuove difficoltà o deficit specifici dovuti al virus, ma perchè da un giorno all’altro moltissime aziende hanno dovuto affrontare tematiche prima lasciate ai margini; parole come “smart working”, “remote working” sono entrate nelle agende di ognuno di noi, sul tavolo dei manager.

Sono diventate non più un’opzione nerd fricchettona, ma una necessità, un nuovo modus operandi.

Ancora una volta sta vincendo chi riesce ad adattarsi.

Mi sono chiesto allora che impatto ha tutto questo nella UX, nel modo in cui progettiamo le nostre applicazioni, interfacce, interazioni.

Ho aspettato fino ad ora a pubblicare questo post per raccogliere dati, avere più confronti possibili con situazioni reali, il polso di situazioni e informazioni di prima mano.

Risultato?

Rassicuranti. Dobbiamo essere rassicuranti, molto più di prima.

Uno degli aspetti più evidenti di questo nuovo scenario è che molte persone si sono trovate giocoforza obbligate ad usare esclusivamente strumenti online, siano webinar, conference call, streaming, strumenti di condivisione file, semplici chat.

A tutti i livelli ho riscontrato la fatidica domanda: funziona ( livello tecnico)? Funzionerà (risvolto di adozione/economico)?

C’è paura, tensione: molti utenti prima restii all’utilizzo di strumenti informatici e nuovi metodi, vuoi per età, vuoi perchè legati a “ho sempre fatto così”, si trovano forzati, catapultati in nuove tecnologie e metodologie.

La maggior parte delle necessità e domande sono per difficoltà base:

  • come attivo l’audio?
  • non vedo niente
  • come accedo/dove mi collego
  • dove sono i documenti

Sembrano domande banali ma rispecchiano la realtà e quando a “fallire” o preoccupare sono aspetti semplici, la paura aumenta esponenzialmente: “se già adesso ho problemi, figurarsi dopo!”

Cosa possiamo fare?

Essere rassicuratni: un paragrafo di spiegazione in più, un tooltip di aiuto, un feedback in più su un’azioneda intraprendere.

Scegliamo bene le parole, aggiungiamo se possibile azioni di “undo”.

Gestione dell’errore

Cosa succede se un video non parte? Se un link non funziona?

Questi sono scenari base, proviamo a fare un passo in più: un utente che partecipa ad una riunione online, dopo 15 minuti non ha attivato microfono e video: è strano.

Volontà o problema? proviamo a chiederglielo!

Magari un tooltip non invasivo “Hai bisogno di aiuto? Sembra che non abbia ancora attivato la videocamera: a questa pagina trovi le domande più frequenti e le risposte die nostri esperti.”

Non sono pratiche nuove, non dobbiamo inventare nulla, ma potenziare alcuni aspetti e fare davvero la differenza per chi ora non è più in un ufficio con qualcuno a cui chiedere aiuto.

Soli, davanti a uno schermo. E adesso?

Adesso tranquillo.

Andrà tutto bene.

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