avatarMassimo Micucci

Summary

L'articolo riflette sul percorso del Partito Democratico (PD) in Italia, segnato da sfide interne e cambiamenti, con particolare attenzione alle figure di Matteo Renzi e alle dinamiche che hanno portato alla nascita di Italia Viva.

Abstract

Il testo descrive il periodo 2010-2019 del PD, evidenziando la sfida di Renzi e le tensioni interne, come la gestione della crisi di Mafia Capitale e l'impatto del Rapporto Barca. Si parla di una conferenza programmatica che ha portato a dimissioni e commissariamenti, preludio alla vittoria di Virginia Raggi. Il racconto prosegue con l'analisi delle divisioni interne al PD dopo l'ascesa e la caduta di Renzi, e la formazione di Italia Viva. Viene messa in luce la difficoltà del PD di agire come un soggetto riformista coeso, con riferimenti a figure come Patrizia Prestipino e Maurizio Martina, e la questione dei decreti sicurezza e dell'immigrazione.

Opinions

  • L'autore mostra scetticismo riguardo la capacità del PD di affrontare i problemi fondamentali di Roma, come trasporti, rifiuti e dipendenti pubblici.
  • Viene espressa una critica verso il PD per aver creato una lista di "buoni" e "cattivi" che ha finito per associare il partito a Mafia Capitale.
  • Si nota una certa ammirazione per Patrizia Prestipino, che ha mantenuto un contatto reale con il territorio senza appoggiarsi esclusivamente a Renzi.
  • L'autore ritiene che il PD sia diventato un coacervo di idee e fazioni piuttosto che un'entità unificata e riformista.
  • Viene espresso un dubbio sulla strategia di sbandierare slogan come "Aprite i porti" senza considerare la complessità della governance dei fenomeni migratori.
  • Si eviden

Amici miei, riformisti solitari

Ragioni di chi lascia e chi resta

Nel 2010–2013 sono stato incuriosito dalla sfida di Renzi, altrettanto colpito, anche dopo la sua affermazione, dalla incongruenza del PD soprattutto a Roma, a ridosso di Mafia Capitale. Nè il Sindaco Marino, nè il partito affrontavano i nodi fondamentali della città: trasporti, rifiuti, dipendenti. Una conferenza programmatica fu aperta dal PM Pignatone, e chiusa con le dimissioni di Cosentino ed un commissariamento; e fu l’inizio della fine che portò dritti a Virginia Raggi. Passando per il Rapporto Barca (nel link la mia idea) che, facendo la lista dei buoni e dei cattivi ebbe il demerito, di identificare di fatto il PD cattivo con Mafia Capitale. Durante quel commissariamento ho conosciuto, in un incontro presso la Parrocchia del Sacro Cuore in Via Marsala, Patrizia Prestipino, assieme a tanti altri iscritti al PD, molti dei quali di origine popolare, sostanzialmente perseguitati da quella falange spartana, (poi ammosciatasi nonostante il manuale dell’ottimo Cundari), che furono i Giovani-Turchi post-dalemiani.

L’avvento di Matteo Renzi rimescolò le carte anche a Roma, così Matteo Orfini ed i suoi dialogarono di più con tutti, ma senza esagerare, almeno per qualche anno. Dopo il 4 marzo (e poi al congresso) tutti i riformisti del PD (riuniti da Renzi) sono saltati e si sono divisi per mozioni e quasi su tutto. Scelte politiche personali, da rispettare. Patrizia Prestipino ha avuto e mantenuto il merito, raro, di non perdere contatto con il territorio; solo a questo e a nessun appoggio ”renziano”, deve i voti veri che ha preso per il PD. Oggi resta con il PD, come tanti già sostenitori di Renzi, come altri riformisti di diverse confessioni. Con qualche riformista in meno accanto, e più fatica davanti. La mia sensazione che ormai il PD non sia una amalgama ma un coacervo, non toglie nulla al rispetto e all’affetto che mi lega a queste persone, (che ho lasciato, anche elettoralmente, per un bel comitato civico , dal Congresso in poi)

Cambio di scenario: Governo giallorosso (fortunatamente) appena decollato; Renzi che annuncia la possibile scissione. Siamo all Festa di Left Wing: simpatico “ritrovamento” rock dello spirito barbudo dei Giovani Turchi, nonchè postumo pre-autunnale, ed omologo, della Festa de l’Unità. Rassegna vasta e pluralista di seminari e dibattiti alla Città dell’Altra Economia. Sono invitato ad una cena, che scopro essere per l’Ong Mediterranea; starring, accanto all’ex Presidente del PD, il vecchio Luca Casarini (e per me già è molto dura). Una militante distribuisce l’adesivo con rpiù attuale di questa parte del PD e forse del PD: “Aprite i porti”. Esprimo un dubbio: una cosa è salvare vite e risolvere problemi, per poi governare fenomeni diversi, come si sta impegnando a fare il governo, un’altra sbandierare uno slogan. Del resto la polemica più dura tra “riformisti” post renziani è stata tra i sostenitori turchi di Maurizio Martina e quelli di Zingaretti che contavano tra le loro fila Marco Minniti, vituperato ingiustamente dai primi. Non oso deludere la militante dei porti aperti. Accanto a noi siede il Presidente del PD di Roma Sibi Mani Kumaramangalam, nuovo italiano proveniente dal Kerala dal 1990. Un vecchio militante solleva il tema: ma secondo voi i decreti sicurezza vanno modificati o aboliti? Sidi sostiene che se c’è del buono va mantenuto e vanno modificati, la giovane militante protesta e dice che sentirlo da lui le spezza il cuore. Sidi argomenta con serenità che fatte salve le leggi internazionali ed il riscatto di chi rischia la vita, imparare l’Italiano è un dovere e che soprattutto i tantissimi immigrati che ci sono passati, sono contrari a speculazioni sull’immigrazione che stanno spesso dietro alla tragedia degli sbarchi. La giovane militante abbandona dispiaciuta il campo.

Un partito è la sua linea, non mille altre cose. Quello citato è un esempio di perchè è difficile vedere il PD come soggetto riformista. Un tempo era quella la linea e la funzione visibile del PD, oggi é solo oggetto di controversie.

In Italia Viva le cose funzioneranno meglio? Chissà

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